Incisioni Calcografiche

GRAFICA

CERAMICA

SCULTURE

 

 

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Saranno madri, nonne antenate antichissime nella caligine ferrosa, calda e corrosiva, che satura gli spazi attorno, restano catturate, spiate, forse sorprese, in frazioni immobili di incomprensibili riti.

 

Isolate in unitą sparse, interconnesse come organismi pluricellulari, sono mai belle come veneri attiche, mai tranquille, mai a riposo.

  acquaforte, 1993 - (314 x 314 mm)

Sempre terrifiche, a volte terrificanti, impegnate nella genesi di un cosmico inizio, offrono inconsapevoli lo strazio di una fatica tutta muscolare, esposta, esibita, unica superficie che, nell’espansione ipertrofica, accolga una luce ancora sparsa, esitante, bambina timida che non trova pił la strada di casa e contende lo spazio ad un’oscuritą che tarda a risolversi.

Senza etą, al di fuori del tempo, plasmatrici di un orizzonte ancora vago, impreciso, esecutrici di un destino che impegna, a fatica. Chine, spesso contorte, operano con assoluta, incorruttibile serietą.

Alacri tessono, senza requie, senza pause, coincidenti alla trama intrecciano l’ordito con metodo, feroce determinazione.

litografia, 1993 (690 x 450 mm)

ceramolle, 1994 - (296 x 245 mm)

 

tecnica mista, 1988 - (287 x 170 mm)

 

Non parlano, silenziose altere cullano, allattano, tagliano e ricuciono, spietate, un’immensa tela che ci resta invisibile ma della cui oscura, inquietante maestą ci convince la roca mineralitą dei tendini che, come mitici archi, si tendono all’infinito, sotto la pelle metallica.

                                           Giuseppe Ragonese

 

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© Mirella Pipia